Salta al contenuto

Quando Petrarca si voltò a guardare

Nel sonetto CCCX delle sue Rime, Petrarca raddoppia lo specchio doloroso del proprio sguardo, lo fa veloce precipitare in una dissonanza che non ha requie. E si rinnova la sua ferita, si fa più dura l’aspra contesa tra la realtà e il pensiero, tra il tempo del presente e il tempo dell’eternità: nel momento in cui il poeta scrive, Laura si è davvero trasformata in un’aurata parvenza, dunque in sogno e in ricordanza; la luce della rinata primavera si fa spietata, si oppone con maggiore decisione alla visione abbuiata dell’infelice amante: «Ma per me, lasso, tornano i più gravi / sospiri, che del cor profondo tragge / quella ch’al ciel se ne portò le chiavi». Oggi, nello scritto Petrarca e lo specchio rovesciato dell’amore.

 

.

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *