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Tra la parola e la visione

Il nuovo libro di Rosa Pierno, Il contorno dell’ombra (Oèdipus, 2020) si presenta con un duplice volto: quello del Minotauro (archetipo dell’innominabilità di ciò che si mostra, insieme, violento e sacro) e quello di Tèseo, il liberatore-uccisore (colui che, fuggito dal labirinto della follia, ci chiede con mistero, come l’occhio albertiano: Quid tum?). La scrittura di Pierno è appunto, qui, prigioniera di un impossibile desiderio (ricucire lo strappo incolmabile tra la parola e la visione) ma, anche, anarchicamente non imprigionabile (perché sospesa tra il saggio e la poesia, tra la musica e la prosa…).

Le porte di questa scrittura labirintica sembrano aperte sempre.

E nessuna delle presenze ospitate vuole fuggire.

Il mondo da raccontare si trasforma nella parola stessa che racconta. Il drago dell’ineffabile è vinto, perché la scrittura stessa è divenuta un drago.

Su Le parole viventi una riflessione e un’indagine dedicata all’ultimo lavoro di Rosa Pierno, al fatato ragnatelo del misterioso suo mostrarsi e scomparire…

 

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